Quarto highlight della ricerca Z Factor di Havas Media sui comportamenti mediali della GenZ

Quello dei ragazzi che utilizzano i social media per esprimere la propria creatività creando contenuti sembra essere più che altro un mito. Per lo più le attività svolte sui social sono infatti passive e solo il 6% del tempo passato su di essi è dedicato alla produzione e alla condivisione di contenuti.

Un generico ‘cazzeggio’ (leggi ‘passatempo’) è l’attività più frequente, con quasi un quarto del tempo investito, seguito dall’ascolto della musica, intrattenere conversazioni all’interno di chat private e guardare video. Così vediamo che su Facebook, Instagram e Youtube vige una fruizione passiva, simile a quella del modello televisivo e degli altri media tradizionali, che caratterizzava le generazioni precedenti. Anche gli algoritmi contribuiscono a questa passività: condizionano infatti le ricerche, attività che occupa circa un altro 15% del tempo online, come anche la musica consigliata da Spotify e YouTube affine ai gusti personali registrati dalle piattaforme.

Unici territori dove il modello prosumer resiste sono le Instagram Stories e le community, con la produzione di meme e il suggerimento di spunti all’interno del gruppo per la creazione di nuovi contenuti. Le Stories sono utilizzate per condividere momenti della propria giornata: i 13-18enni ne caricano dalle 5 alle 10 al giorno, i 19- 23enni dalle 3 alle 5 mentre il numero si riduce a poche alla settimana per gli over 24. Ciò avviene, soprattutto per i più grandi, con una particolare attenzione alla qualità dell’editing aggiungendo gif, filtri ed effetti prima della pubblicazione.

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